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Misteri Eleusini

 

ATLANTIDEOLOGIA

E MISTERI ELEUSINI

L'ORIGINE DEGLI DEI E DELL'UNIVERSO
SECONDO I MISTERI ELEUSINI

di Guido Maria St. Mariani di Costa Sancti Severi e Munemisyne Alutha Tam Shye


PARTE IV: LA NASCITA DELL'UMANITÀ


Abbiamo visto come, secondo i Testi della Disciplina Arcaico-Erudita tramandati dalle Scuole Sapientali degli Eleusini-Madre, gli Dei Titani giunsero sulla Terra nell'anno 92.040 a.C., durante il Regno del Titano Kréi (menzionato come Fan nei Testi più arcaici), nell'ultima fase della mitica Età del Rubino. Ma fu nell'Età dell'Oricalco, con l'avvento della Conta Quindicesima di Hyi, ovvero in un lasso di tempo che secondo i Testi va dal 34.560 al 23.041 a.C., che nacque l'umana stirpe degli Hygeneis, figli di Giapeto.
Anche Hesiodo, il grande autore greco vissuto a cavallo fra l'Ottavo e il Settimo secolo a.C., autore della "Teogonia" e delle "Opere e i Giorni", ci parla degli Hygeneis, termine traducibile non con "Giganti", come viene comunemente ed erroneamente interpretato, ma con "Nati dalla terra". Con questo nome si chiamò una nuova stirpe di esseri umani (identificabile con l'odierna umanità), creata a immagine e somiglianza degli Dei Titani, affinché questi potessero perpetuarsi sul nostro mondo.
La quasi totalità dei miti e delle tradizioni religiose dei popoli della Terra, dal Medio-Oriente alle Americhe, dall'Africa alla Polinesia, trova concordanza quando fa riferimento alla creazione dell'uomo e della donna da parte di un Dio o di Esseri Superiori. Vale la pena di citare i testi dei Sumeri, in cui si racconta di Dei scesi dal cielo, gli lgigi e gli Annunaki. I primi detenevano il comando, costringendo i secondi a lavorare. Ma questi ultimi un giorno si ribellarono scioperando. Allora gli Dei Igigi crearono l'uma nità con la creta, impastandola con il sangue dei nemici.
Per non parlare dell'Antico Testamento della tradizione ebraico-cristiana, in cui si narra (Genesi, 1, 26 e 27):

"E Dio disse: facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla Terra". "Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio li creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra".

La Tradizione Eleusina attribuisce la creazione degli Hygeneis ai quattro figli del Dio Titano Hyaphethos: Atlante, Menezio, Prometeo ed Epimeteo, i quali crearono l'uomo e la donna "a loro immagine e somiglianza".                  Così scrivono a riguardo i Testi Sacri:

"Presa Prometheus una parte di Notte, una parte d'Acqua e una parte di Terra, le impastò e plasmò a immagine e somiglianza sua e dei suoi fratelli una figura. Presola suo fratello Atlanthe, le soffiò in bocca donandole l'alito sacrale, mentre suo fratello Menethios la cingeva di nervi e di muscoli e, rizzatola in piedi, la chiamò uomo. Similmente Epimetheus creò la donna".

Interessante è confrontare il brano seguente, inerente all'opera creatrice dei figli di Giapeto, sempre tratto dai Testi dell'Eleusinità, con il versetto della "Genesi" poc'anzi riportato:

"... prese le bestie che vagavan sul suolo di Taea, le rimodellarono a loro impronta e somiglianza e, vistoli Lan e Thn (femmina e maschio, n.d.a.), li dissero Taahiv e Skefsket (uomo e donna, n.d.a.). Così essi si perpetuarono, così nacque l'umana progenie dell'Azzurro Occidente".

L'Eleusinità ci insegna che Atlante donò all'uomo la Conoscenza e la Vita, Menezio la Forza sia interiore che esteriore, Prometeo il seme maschile ed Epimeteo quello femminile. Sotto la voce "Notte" si indica invece un concetto superiore a quello di "anima", il concetto stesso dell'essenza divina titanica, che, tramite e grazie all'opera di questi quattro Titani, alberga oggi in ogni uomo.
Fra i Testi della Disciplina Arcaico-Erudita, abbiamo scelto alcuni brani significativi, uno dei quali, menzionando il Dio Titano Menezio, riporta quanto segue:

"... che cingesti di nervi e muscoli la mortai stirpe di Hyaphethe, Tu fosti, dopo che Phlemethe (Prometeo, n.d.a.) la plasmò e Hathlanthe le donò l'alito, a rizzarla in piedi, ed eretta la ponesti innanzi a Te, e, vedendola indifesa, le ponesti la tua lancia in mano. Qual Dio poné l'arma sua in mano alla sua creatura? Tu solo, o celeberrimo Tan, concedesti tutta la tua fiducia".

Si tratta di un brano, questo appena riportato, che non necessita, a nostro avviso, di superflui commenti e sul quale invitiamo i nostri lettori ad una profonda riflessione.

Le figure di Hyaphethos e dei suoi figli hanno sempre rivestito, per il loro profondo significato e per la loro opera creatrice, un ruolo non certo di secondo piano nel culto eleusino di Rito Madre, e molti sono stati gli inni, le orazioni e le preghiere dedicati a queste Divinità. Riportiamo in esclusiva per i nostri lettori due inni canonici tratti dal cerimoniale Eleusino-Madre, opportunamente tradotti in lingua italiana. Il primo è dedicato a Hyaphetos, il secondo a Prometeo, Divinità che nel culto riveste un ruolo del tutto peculiare, in quanto espiatore, per colpa del nemico Zeus, delle sofferenze dell'umana stirpe, essendo stato crocifisso sui monti del Caucaso, antica frontiera che delimitava due mondi antitetici: l'Azzurro Occidente degli Antichi e il Purpureo Oriente degli Dei usurpatori.

 

INNO A HYAPHETHOS

"Oh Padre dell'umana stirpe,
Oh grande Yhgeneis,
Illustrissimo figlio di Uranos,
Fratello-Sposo della venerabile Themi,
Oh padre di Hathlanthe, Epimethe, Manethe, Phlemethe,
Hespheride e delle Divine Horai,
Oh Re dei Popoli della Nube,
Che pugnarono in difesa di Tarua dei Teucri,
Oh Tu che a noi, tuoi alunni, insegnasti
Il Semata Ligra, la lingua dei Tanici Dei,
Nox Ego, rammenta di noi la funesta schiavitù
Sotto l'odiato e terribile usurpatore
Che Te istesso avvolse di oricalchee catene,
confinandoti nel caliginoso Tartaro"

INNO A PROMETHEUS

"Oh previdente Prometheus, che rifletti prima,
Dio dei popoli della vulcanica Lemnos,
Grande benefattore degli uomini mortali,
Oh realizzatore della civiltà dell'umana stirpe,
Che superò i limiti fissati dai falsi Dei.
Padre di Deucalione e Pirra,
Versatile figlio di Hyaphethos,
Illustre figlio di Themi, benefico fratello di Atlanthe,
Di Menethe, di Epimethe, di Hespheride e delle Horai,
Oh Tu che per due volte ti prendesti gioco del khtonio Zeus,
Abile Signore che fosti dal khtonio Zeus crocifisso alla caucasica frontiera,
ove l'aquila zeutica ti divora il fegato ad ogni viaggio heliatico;
Tu che sopportasti immani sofferenze, oh Grande Crocifisso,
Ricordati della stirpe che cavasti dal fango della terra".
 

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