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IL RUOLO MESSIANICO DELLA FIGLIA, KORE-PERSEFONE, NEI MISTERI ELEUSINI

di Munemisyne Alutha Tam Shye

La Tradizione Eleusina è per sua natura profondamente matriarcale e mette in primo piano sia il ruolo centrale della Donna nei riti e nella società, che il culto delle Divinità Femminili. Essa deriva dalla cultura egeo-minoica cretese e si fonda sul culto degli Antichi Dei Titani, entrati in lotta, secondo la Tradizione, contro l'usurpatore Zeus e i nuovi Dei Olimpici, e da questi ultimi sconfitti. Questo ci insegna la Titanomachia, l'epica guerra fra Dei che ebbe luogo illo tempore.
Demetra e Kore-Persefone, la Madre e la Figlia, pur non essendo, da un punto di vista prettamente teologico, le massime Divinità del "pantheon" eleusino, lo sono invece nell'ambito dei Misteri, e sono comunque sempre state le Divinità femminili più venerate, sia in ambito eleusino che nell'intero mondo mediterraneo della classicità. Tanto che possiamo tranquillamente affermare che Esse racchiudono in sé l'essenza stessa del concetto di Matriarcato, sia da un punto di vista sociale che sacrale, e che Esse, meglio di qualunque altra Divinità, hanno saputo incarnare il desiderio e la necessità degli antichi popoli egei di elevare come sommo punto di riferimento dei loro culti e delle loro preghiere delle personalità femminili, e non maschili. Concetto questo che si riallaccia all'onnipresente mito della Grande Madre, figura divina suprema, generatrice di vita, dispensatrice di ogni bene, del cui culto troviamo traccia, anche se sotto nomi diversi, presso tutti i popoli antichi, fino alla preistoria.
A prescindere dal fatto che la Dea Demetra istituì i Sacri Misteri ad Eleusi nel 1.216 a.C., molte sono le tracce della presenza di questa Divinità in epoche precedenti. Tracce che ne fanno una delle Divinità più antiche che siano mai state venerate dal genere umano.

Molti dati attestano che le due Divinità, la Madre e la Figlia, siano state venerate in Grecia fin dalle epoche più remote. E' stato sottolineato che i loro nomi non sono documentati con certezza nei testi micenei, ma è anche vero che i testi fino ad oggi tradotti ci informano - e senza dubbio in modo incompleto - solo sui culti delle città di Pilo e Crosso. E' altresì conosciuta la denominazione arcaica di queste due Divinità come Damia e Auxesia.
I Greci interpretavano il nome Demetra ("Damater" nella forma ionica e "Demeter" in quella attica) come "Terra Madre". Essi usavano anche semplicemente "Da" come teonimo, intendendo "Dea Terra" (Eschilo, Prom. 566-8). Questa forma ben si concilia con l'interpretazione del Dio Poseidone come "Sposo della Terra" (Poseidaon o Posei-da-on). In uno dei miti più arcaici, infatti, Demetra e Poseidone si uniscono sotto le sembianze di due cavalli (Pausania, VIII 25,5-26), animali sacri alle Divinità ctonie. E' dalla loro unione che nasce Kore, la Figlia, il Verbo, la "Fanciulla dalla rosata guancia". E' quindi Poseidone, come concordano sia le Scuole Eleusine che la Tradizione, il genitore di Kore, ruolo che invece molti scrittori greci di epoca classica e tarda hanno erroneamente e stupidamente attribuito a Zeus.

Come ha sostenuto G. M. St. Mariani Costa Sancti Severi, in linea con quanto affermò Thomson, esiste una tradizione che identifica la figura della Dea Madre con l'eleusina Demetra, erroneamente ritenuta da molti storici delle religioni una Divinità classica. Ma, poiché all'epoca di Thomson non era stato ancora decifrato il Linerare B, questo studioso non poteva sapere che il nome Demetra non era in uso tra i Micenei.
"Demetra - sottolinea Mariani - è un'autentica Dea cretese, anche se nella Creta minoica non si chiamava così, similmente alla pelagica Diona, chiamata dai minoico-cretesi Akakal".
"In ambito cretese - prosegue Mariani - Demetra veniva raffigurata spesso seduta in trono, con nelle mani una frusta fratta di ossicini e un tamburello. Ai due lati del trono venivano sovente raffigurati due leoni accucciati, elemento questo che rafforza il suo epiteto di Potnia-Theron. I due simboli nelle mani della Dea potrebbero rappresentare, secondo una valida ipotesi, dolore (inteso come punizione) e gioia. Altra iconografia più semplice della Dea, risalente sempre allo stesso periodo, è quella di una Demetra Hyppia, Dea delle biade e dei cavalli. Sarà sotto questa forma che la Dea, unendosi a Poseidone, genererà Kore, la Fanciulla, il Verbo.
Nella prima metà del periodo dorico (Alto Medioevo Greco), per cause del tutto socio-economiche, nasce la figura di una Demetra legata alla terra e alla produzione agricola, ma soltanto in parte del mondo ellenico, sia per una non corretta interpretazione del rituale dell'esibizione della spiga (che, nel contesto dei Misteri, indicava non il legame con l'agricoltura, ma il profondo concetto della nascita e della reincarnazione), sia con l'uso sempre più diffuso del pane di miglio.
A questa figura di una Demetra "agricola", si contrapponeva però, ancora nello stesso periodo, la figura di una Demetra Kabira, cioè ctonia. L'operazione sociale e politica che portò alla diffusione popolare della figura di una Demetra "agricola" fu favorita dal fatto che in una regione della Grecia già esisteva a livello locale il culto di due Dee agricole, Damia e Auxesia; Divinità di origine pelagica che niente avevano in comune con la Madre e la Figlia del rito eleusino (basti pensare che Auxesia significherebbe "Luce"). Ma occorreva, su scala "nazionale", dare ai popoli greco-dorici delle Divinità nazionali, legate all'agricoltura. E così la scelta cadde obbligatoriamente su Demetra, probabilmente in ragione della grande diffusione del suo culto.
Nel periodo classico (a partire dal 700-600 a.C.), a causa della progressiva sostituzione della coltivazione del miglio con quella del grano, nacque e si sviluppò a livello popolare la figura di una Demetra del grano, legata alla terra e all'agricoltura. Anche se in ambito iniziatico si continuò a comprendere quale fosse la reale natura delle Due Dee, la Madre e la Figlia, questa connotazione "agricola" finirà per essere associata a livello popolare a queste Divinità per tutta l'epoca classica, continuando anche nel mondo ellenistico romano".

Uscendo dai binari della Storia delle Religioni e dell'analisi degli antichi testi di ambito greco, ed addentrandoci nei testi misterici dell'Eleusinità, vediamo che già ai tempi delle "Sette Grandi Isole del Mar d'Occidente" troviamo menzione di Demetra o comunque di Divinità ad Essa molto affini.
Secondo la Disciplina Arcaico-Erudita, presso gli abitanti della grande isola di En'n, infatti, una Dea identificabile con Demetra era venerata con il nome di Makhafhaka. Essa rivestiva già molti degli attributi che sono stati dati in epoca molto successiva alla Demetra mediterranea, incluso quello di presiedere alle messi e all'agricoltura. Gli Ennosigei chiamavano questa Divinità anche con il nome di Skerka, traducibile come "La Grigia", ed era per loro la massima Dea della Conoscenza. Era per loro legata anche al cielo, e non quindi più soltanto alla materia terricola. Nel Sud dell'En'n, presso i popoli posidonei, Essa era conosciuta anche come Serfue, e rivestiva un supremo ruolo di Divinità cosmica. E' estremamente interessante notare come ritroviamo, a distanza di millenni, lo stesso identico nome presso gli Etruschi. E la Serfue etrusca mostra anch'Essa incredibili similitudini con la figura di Demetra.
I Posidonei chiamavano questa Divinità anche con il nome di Dumnetra, forma da cui derivò probabilmente il nome mediterraneo di Demetra, mentre gli Atlantici la conoscevano anche come Berenna, ed era per loro soprattutto legata simbolicamente ai cavalli.
Un iniziato ai Sacri Misteri di Eleusi, Antal S. U. Ant, un giorno sostenne l'ipotesi che le Due Dee, la Madre e la Figlia, abbiano sempre accompagnato, attraverso i millenni, il cammino dell'uomo sulla Terra, e forse anche il cammino di altri popoli su altri mondi, sottolineando l'universalità del loro mito.
Come sostenne Boris Yousef, "sulla Terra i popoli nascono, si evolvono e scompaiono, sono quindi caduchi e transitori. Certe volte non rimane di loro che cenere o cumuli di rovine cancellate dal tempo. Ma il tempo non può e non potrà mai cancellare gli Dei, poiché il tempo è loro. Essi sono il tempo e vivono nel tempo, Essi vivono oltre il tempo. Possono trascorrere le ere, possono morire intere civiltà e risorgerne altre, ma gli Dei saranno sempre lì, mai dimentichi di noi, pronti a condurci per mano. Saranno sempre lì, pronti a manifestarsi a chi saprà vederli, pronti a parlare a chi saprà ascoltarli".


Per meglio poter comprendere le figura delle Due Dee, la Madre e la Figlia, e il ruolo messianico attribuito a quest'ultima dalla Tradizione eleusina, è necessario partire un po' da lontano.
In seguito alla Titanomachia e al rovesciamento religioso che ne conseguì con la vittoria dei nuovi Dei Olimpici e con l'instaurazione, sia religiosa che sociale, del regime del patriarcato, gli Antichi Dei Titani, per quanto sconfitti, come ci insegna la Tradizione, non abbandonarono mai gli esseri umani loro figli.
La Tradizione Misterica ci insegna che furono condotti dai Titani due tentativi per redimere l'umanità e per salvarla dall'ottenebramento del culto dei nuovi Dei.
Il primo di questi tentativi doveva prevedere la nascita di un Salvatore, una Divinità redentrice che avrebbe condotto l'umanità alla Salvezza e a un ritorno di essa alla piena auto-coscienza.
Questa Divinità redentrice sarebbe dovuta essere generata dalla Dea Leto (conosciuta nella classicità anche come Lada o Latona), la piu' dolce fra le Divinità Titaniche, la Signora della Notte Tenebra dal Bruno Manto.
Tale tentativo non riuscì a causa delle trame degli Dei Olimpici, e la Dea Leto, anziché generare il Dio che tutti attendevano, partorì sull'isola di Delos due Gemelli Divini: Artemide e Febo. Per quanto queste due Divinità si dimostrarono importanti per l'umanità', non riuscirono però ad adempiere alla missione che sarebbe toccata al Fanciullo Divino. La forza e la potenza che avrebbe dovuto avere quest'ultimo, infatti, risultò essere scissa nelle due nuove Divinità e non fu possibile portare avanti la missione di Redenzione.
Il secondo tentativo fu portato avanti dalla Dea Demetra.

La Tradizione Misterica narra che a Hanebu (Creta), su di un campo arato tre volte, la Dea si unì in uno Hyeros-Gamos (matrimonio sacro) con un mortale prescelto, Jasone. Dalla loro unione fu generato Plutos, mitica figura divina simboleggiante la ricchezza, non materiale, ma interiore e di spirito, l'Archetipo stesso della Conoscenza. Il grande storico greco Diodoro Siculo, particolarmente attivo in età cesariana e augustea, nel Libro V intitolato "Sulle Isole", così si sofferma sulla nascita di questa figura divina, che è sempre stata vista però in ambito eleusino come prettamente simbolica:

"Dicono che Plutos nacque a Tripolo di Creta da Demetra e da Giasione e la sua nascita è raccontata in due modi diversi. Gli uni affermano che la terra, seminata da Giasione e ricevendo le opportune cure, produsse tale abbondanza di frutti che coloro che la videro dettero un nome speciale alla grande quantità di frutti che erano nati e la chiamarono ricchezza ("ploutos" in lingua greca, NDA): ecco perché è stato tramandato ai posteri che coloro i quali si sono procurati più del necessario hanno ricchezza. Altri, invece raccontano che da Demetra e da Giasione nacque un bimbo chiamato Pluto, il quale per primo insegnò a prendersi cura dei beni, ad accumulare e difendere le ricchezze, mentre in precedenza tutti si erano curati poco di adunar ricchezze in gran quantità e di custodirle con attenzione".

Agli occhi degli Iniziati e dei lettori attenti non sfuggirà il contenuto intrinseco ed esoterico di queste parole. Plutos rappresentò in sintesi il valore intrinseco della Conoscenza e della ricchezza dello spirito. Fu grazie alla figura di questo Fanciullo Divino che l'umanità iniziò a coltivare il proprio intelletto e a meglio comprendere la ricchezza divina che è in noi tutti è custodita.
Ma non sarà Plutos il nuovo Redentore tanto atteso.
Venuto a sapere dello Hierogamos e della nascita di Plutos, Zeus e gli altri Dei Olimpici, non tardarono a fulminare Jasone e a perseguitare la Dea in ogni dove.
Demetra riuscì a fuggire in Sicilia, nella mitica pianura di Nysa (presso Enna), dove generò Kore, la Fanciulla delle Fanciulle, il Verbo, la Verità, la Purezza.

Consapevoli del ruolo che avrebbe avuto questa Fanciulla Divina, gli Dei dell'Olimpo, un giorno, mentre Kore era intenta a cogliere dei narcisi, ordinarono a Hades e a Hermes di rapirla per sottrarla al controllo della Madre.
Demetra cercò la Figlia per ben nove giorni e nove notti, subendo le violenze degli Dei Olimpici che volevano impedirLe di divenire la "Cercatrice". Fu la Dea Hekhate ad avere pietà di Demetra e a consigliarLe di consultarsi con il Titano Hyperion (poi, nella tradizione, sostituito con Helios), il quale disse alla Dea: "Fra coloro che osano farsi chiamare Dei al posto nostro, il colpevole è soltanto Zeus".
Demetra decise allora di incarnarsi in una vecchia e, partendo da Enna (che, esotericamente in ambito eleusino significa l'"Inizio"), peregrinò per le città degli uomini, giungendo infine a Eleusi (l'"Arrivo").
I teologi e gli Iniziati delle Scuole Sapientali e Misteriche Eleusine sono sempre stati consapevoli del fatto che non fu certo casuale, da parte della Dea Demetra, la scelta di Eleusi come luogo di "arrivo", da cui far partire e trasmettere all'umanità il messaggio dei Sacri Misteri. La piccola cittadina di Eleusi, infatti, nel XII secolo a.C., rappresentava una sorta di "enclave" etnica e religiosa, essendo popolata esclusivamente da abitanti di stirpe egeo-lelegica fedeli all'antica religione titanica di derivazione cretese. Questo mentre in molte altre località dell'Attica e dell'intera Grecia già predominavano le popolazioni micenee calate progressivamente in Grecia dal Nord e dalle regioni danubiane. Popolazioni, queste, che erano caratterizzate da culti e da schemi sociali nettamente patriarcali, in aperta antitesi con l'antica religione egea.
Del resto non fu neppure casuale la scelta della Sicilia come luogo della nascita di Kore e quindi simbolicamente come luogo dell'"inizio", della "partenza" , della "genesi" di quel percorso già scritto e immutabile che avrebbe portato all'"arrivo" e alla rivelazione del messaggio divino.
La Sicilia (e in particolar modo Enna) ed Eleusi sono esotericamente e indissolubilmente legate da un unico filo.
E' sempre Diodoro Siculo che, nel suo Libro V, ci può aiutare a comprendere quanto antico e forte fosse questo legame:

"La prova più evidente del fatto che il rapimento di Kore avvenne in Sicilia sarebbe la seguente: le Dee si trattenevano su quest'isola perché l'amavano straordinariamente.
Secondo il mito il ratto di Kore sarebbe avvenuto nei prati vicino a Enna. Questo luogo è vicino alla città, superiore agli altri per la bellezza delle viole e di tutti i tipi di fiori, degno della Dea. Si dice che, a causa del profumo dei fiori che vi sbocciano, i cani, soliti ad andare a caccia, non riescono a seguire la pista perché impediti nella percezione fisica dal profumo. Il prato di cui stiamo parlando è piano al centro e ricchissimo d'acqua; elevato invece ai bordi, cade a picco con dirupi da ogni parte. Sembra giacere al centro dell'intera isola, perciò alcuni lo chiamano ombelico della Sicilia. Nelle sue vicinanze vi sono boschi sacri circondati da paludi ed una spelonca di grandi dimensioni nella quale vi è una voragine che porta sotto terra in direzione Nord: secondo il mito di qui uscì Plutone con il carro quando rapì Kore. Plutone, compiuto il ratto, trasportò Kore sul suo carro vicino a Siracusa: squarciò la terra, sprofondò con rapidità nell'Ade e fece sgorgare una fonte chiamata Ciane, presso la quale i Siracusani celebrano ogni anno una famosa festa.
Dopo il ratto di Kore, Demetra, poiché non riusciva a trovare la Figlia, accese fiaccole dai crateri dell'Etna, si recò in molti luoghi della terra e beneficò gli uomini che le offrivano la migliore ospitalità, donando loro in cambio il frutto del grano.
Gli Eleusini accolsero la Dea con grandissima cortesia e a loro per primi, dopo i Sicelioti, Demetra donò il frutto del grano; in cambio di ciò il popolo di Atene onorò la Dea molto più degli altri, la onorò con famosissimi sacrifici e con i Misteri Eleusini, i quali, superiori per antichità e sacertà, divennero famosi presso tutti gli uomini. Molti popolo ricevettero dagli Ateniesi il dono del grano e a loro volta distribuirono i chicchi di grano ai vicini: tutta la terra ne fu piena.
Gli abitanti della Sicilia, avendo goduto per primi della scoperta del grano, grazie alla loro dimestichezza con Demetra e Kore, istituirono in onore di ciascuna delle Dee sacrifici e feste cui dettero il nome di quelle e la cui data di celebrazione indicava chiaramente i doni ricevuti.
Non sarebbe giusto non menzionare gli straordinari benefici concessi agli uomini da Demetra: infatti, oltre ad aver scoperto il grano, Ella insegnò loro come lavorarlo, introdusse leggi grazie alle quali gli uomini si abituarono a praticare la giustizia, ed è per questo motivo che la Dea fu soprannominata "Legislatrice". Non si potrebbe trovare altro beneficio maggiore di queste scoperte. Esse consentono sia di vivere che di vivere una vita civile. Dunque sui miti che i Sicelioti raccontano basti quanto si è detto".

Sempre Diodoro Siculo (Libro V) cita i versi del poeta tragico Carcino, che aveva soggiornato più volte a Siracusa ed aveva potuto vedere con i propri occhi lo zelo e la devozione dei Siracusani nel celebrare sacrifici e feste in onore delle Due Dee, la Madre e la Figlia:

"Dicono che una volta di Demetra la misteriosa fanciulla
Plutone rapì con nascosto consiglio,
sprofondò nei recessi della nere terra;
per il desiderio della fanciulla scomparsa, la Madre,
cercandola percorse tutta la terra in giro;
la Sicilia sui monti Etnei
piena di fuoco con ardue correnti
pianse tutta; dolente per la fanciulla,
priva di grano, si consumava la Stirpe cara agli Dei.
Onde le Dee onorano ancora oggi".

L'"Inno Omerico a Demetra", un antico testo di autore ignoto di cui esistono varie versioni, narra molto bene la vicenda sacra del ratto di Kore, del viatico di dolore della Madre e dell'arrivo della Dea a Eleusi.
La Tradizione narra che Demetra, sempre sotto le sembianze di una vecchia, venne accolta alla corte di Celeo, il Re di Eleusi, e che Le venne affidato l'incarico di allevare il piccolo Demofoonte, l'ultimo genito della famiglia reale. La Dea non lo allevò con il latte, ma con alitazioni sacrali e immergendolo in un sacro fuoco azzurro e glaciale.
La madre, una notte, scorto questo fuoco, temette per la vita del bambino e lanciò un grido di terrore. La Dea, sdegnata, depose il piccolo a terra e si rivelò ai presenti nella sua vera essenza e nelle sue vere sembianze.
Sbigottiti, tutti i presenti cercarono per tutta la notte di placare l'ira della Dea, fino al momento in cui, ripreso in braccio il bambino, Demetra pronunciò il "Discorso della Rivelazione", tramandato dagli Eleusini per via misterica.
La Dea dispose che venisse elevato un Tempio presso la fonte Kallikhoros e istituì i Sacri Misteri.
A Eleusi Demetra ottenne la restituzione della Figlia, ma soltanto per otto mesi su dodici, avendo la Fanciulla assaggiato i chicchi di una melagrana proibita offertile da Hades. Il ruolo di Redenzione della Fanciulla era stato così compromesso, ma non del tutto.
Dopo l'offesa del rapimento e l'assaggio del frutto proibito, Kore, il Verbo, l'essenza della Verità e della purezza si era tramutata in Persefone o, in forma arcaica, Phersefhassa ("Rovina", "Strage", "Vendetta").
Da quel giorno sarebbe rimasta Kore per gli Eleusini, ma sarebbe per sempre stata Perfefone per i falsi Dei e per tutti i loro seguaci.

Recita un passo di un testo misterico:
PAROLA DELLA FIGLIA*:
"Oh, Eleusi ascolta! Questa è la voce della Figlia. Ascolta tu dunque, Oh Eleusi! Per il popolo dei figli dei Titani Noi siamo Kore, la Fanciulla delle Fanciulle. Per i falsi Dei e per i popoli della terra che si sono asserviti a costoro adorandoli, Noi siamo Phersefhassa".

*Per gentile concessione da parte Eleusina Madre

 

 


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