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RITORNO AD ELEUSI

di Munemisyne Alutha Tam Shye


Sono tornato ad Eleusi nell'Agosto di quest'anno, dopo un mio lungo peregrinare sulle tracce del culto di Cybele in Macedonia ed un lungo periodo passato nella splendida Bulgaria, per uno studio sulla cultura dei Traci.
L'atmosfera magica dei Balcani, il respirare di nuovo un'aria a me familiare, e ricevere per tanti giorni l'amicizia, il calore e l'ospitalità di popoli a me fratelli mi avevano rinvigorito e risvegliato, tanto che, al momento di dover varcare la frontiera con la Grecia, al valico di montagna di Kulata, sono stato colto da una strana sensazione. Sentivo che stava morendo una parte di me e che mi trovavo preso fra due fuochi: fra il fuoco della nostalgia, fra il dolore di dover partire e lasciarmi alle spalle le dolci coste del Mar Nero, e un fuoco di rivelazione, un desiderio irrefrenabile di andare avanti, verso quella che sarebbe stata la vera meta del mio viaggio.
Erano due anni che non mi recavo a Eleusi, che non muovevo i miei passi sul suolo di un luogo che per me sarebbe riduttivo definire "Sacro". Erano trascorsi due anni, volati come una rondine nel cielo, ed io non ero più la stessa persona. L'avvicinamento ai Sacri Misteri di Eleusi, l'aver voluto e potuto assaporare in Eleusi il "Sale della Vita" mi avevano inevitabilmente trasformato, accrescendo enormemente in me il desiderio di sapere, di conoscere, di capire; di pormi in ogni istante della mia vita e ad ogni mia azione quella domanda che è eleusina per eccellenza: "perché?".
Nell'Eleusinità non esistono dogmi (o meglio, se ci sono sono fatti per essere svelati a chi è pronto per comprenderli) e il dovere di ogni Iniziato è quello di chiedersi sempre la ragione di tutte le cose, di comprendere ciò che va oltre le apparenze, di comprendere e capire quali sono le forze che regolano la vita di un fiore, di un uomo, di un Dio, dell'intero Universo.
Mi accingevo così a fare ritorno ad un luogo fondamentale per l'Eleusinità. Il luogo dell'"Arrivo", il luogo dove giunse fisicamente la Dea Demetra e dove Ella pronunciò agli uomini il Discorso della Rivelazione. Un luogo in difesa del quale migliaia di uomini e donne hanno saputo, con orgoglio e con fierezza, dare la propria vita, anche nel martirio.
Dopo una breve sosta a Thessaloniki, appena sufficiente per permettermi una visita a due nuovi scavi archeologici ed una cena ristoratrice in un ottimo ristorante del centro, prendo il primo treno per Atene, giungendovi la mattina seguente. Costeggio il Monte Olimpo, perennemente avvolto dalle nebbie, anche d'estate, ed attraverso le splendide e cupe montagne della Tessaglia, un tempo, nelle leggende, popolate da maghe dagli incredibili poteri, scendendo lentamente fino all'Attica, sacra terra di miti e di eroi.
Atene d'Agosto è splendida. Il suo clima è per me ottimale ed il suo cielo di un azzurro intenso (se si finge di ignorare la pesante cappa di smog che ne fa una delle città più inquinate d'Europa) mi spinge a trascorrere le giornate passeggiando per le strade, fra i profumi, i colori ed il kaos di una Grecia forse ormai troppo "europeizzata" per i miei gusti. Rifuggo dalle mete turistiche, dalle frotte chiassose di Italiani, Tedeschi e Americani, per cercare rifugio negli angoli più nascosti, nelle trattorie più fuori mano e sconosciute, dove si può ancora respirare l'aria di una Grecia umile, spartana, arretrata, ma allo stesso tempo fiera e orgogliosa.
Arrivato il giorno stabilito, decido di recarmi a Eleusi. Per raggiungere Elefsina (così oggi si chiama l'antica città) vi sono due linee di autobus che entrambe hanno il capolinea nell'Oidos Pireos, a pochi miniti a piedi dalla centralissima Piazza Omonia, cuore pulsante della capitale ellenica.
Neanche mezz'ora di pullman, attraversando le periferie degradate e polverose della moderna metropoli, e percorrendo le strade che si inoltrano per quei pochi chilometri di colline boscose e di paesaggi resi aridi dalla calura estiva e ravvivati solo dal richiamo delle cicale, e si giunge a destinazione. Mezz'ora di pullman in cui ho ripercorso l'antica via, la Via Sacra, che nei tempi antichi univa le due città, e sulla quale passava la processione dei fedeli e degli Iniziati nei giorni dei Misteri.
Elefsina non è cambiata. E' sempre la stessa, con il suo porto industriale, con le sue strade tutte simili, assonnate e polverose, ornate da alberi di aranci e da melograni, sulle quali si affacciano casupole a un piano e pretenziose villette con giardino dove molti ateniesi trascorrono il fine settimana. Si, Elefsina è sempre la stessa, una città dove i turisti non vengono, attratti dal richiamo e dai divertimenti delle isole. E' oggi abitata prevalentemente da Greci di origine albanese, lì giunti secoli fa, ai tempi dell'Impero Ottomano, per ripopolarla, imperdonabilmente ignari del grandioso passato e della santità del luogo.
La vecchia Eleusi, che vide il peregrinare della Madre alla ricerca della Figlia, e il Suo manifestarsi agli uomini, ai figli della Stirpe di Japeto, in tutta la Sua grandezza e magnificenza, la vecchia Eleusi, che vide le gesta di Trittolemo e di Eumolpo, e il risorgere della Figlia, ormai divenuta Persefone, oggi non esiste più. Dorme un sonno di morte, sepolta sotto un mare di case e villette dai cui giardini non di rado affiorano frammenti di eleganti ceramiche attiche e di altre vestigia del passato. Dorme, specchiandosi in quel Golfo di Salamina in cui ancora riecheggiano, per chi sa sentirli, gli echi di antiche battaglie.
L'"area archeologica" (così l'amministrazione comunale chiama l'Area Sacra che ospitò il più grande e rispettato Santuario del mondo antico) ti si presenta davanti agli occhi quando meno te lo aspetti. Sorge ai piedi di una collina, l'antica Acropoli, che dolcemente degrada verso il mare, di fronte ad una moderna birreria, giusto al termine di una strada che i moderni amministratori della città hanno voluto intitolare a Demetra. Chissà perché lo hanno fatto. Forse per richiamare qualche turista, o forse per esorcizzare un passato che per loro e per la loro ignoranza rappresenta soltanto niente più che una curiosità, non certo devozione o motivo d'orgoglio.
Sono le nove e trenta del mattino quando mi accingo a varcare i cancelli dell'Area Sacra. Una cassiera assonnata mi chiede 1.000 dracme per il biglietto. Varco il cancello a testa bassa, in raccoglimento.
Sono tornato ad Eleusi!


Firenze, Settembre 1995.

Sono trascorsi 10 anni da quando scrissi questo breve appunto di viaggio. Da allora mi reco ad Eleusi almeno due volte l'anno, per continuare i miei studi e le mie ricerche e per rendere omaggio a quel luogo. Da allora continuo la mia strada sulla via tracciata dagli antichi padri e dalle antiche madri, la strada di Eleusi. Una strada universale sulla via della Conoscenza e della Verità. Una strada nel segno della Tradizione, finalizzata alla comprensione dei tre grandi quesiti dell'uomo: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.
Che gli Dei mi siano testimoni.
Alesirée Eleusi.


Firenze, Novembre 2.005.
Anno 3.221 dell'Era Eleusina.

Foto aerea dei resti del Telesterion ad Eleusi

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