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Atlantideologia

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HYEROGONIA ELEUSINA

PARTE I

LA TITANIA LETHO, DEA ELEUSINA-MATER

di Guido Maria St. Mariani di Costa Sancti Severi


LETHO: da ΑΑνθαναω (Aanthànao, cioè "star nascosta").
LETHO DAL PEPLO BRUNO è la NOTTE TENEBRA, "GENERATRICE NASCOSTA DEL SOLE".
La Titania Letho è una Dea Titana; appare sempre davanti al Suo Nome la voce Titania, che va distinto dalla più generica parola Titana. Secondo la Hyerogonia dei "I MADRE" e anche secondo la tradizione arcaica
Egeo-Mediterranea, sia di origini Pelasgiche, che più propriamente Lelegiche, e Cicladiche, fu generata insieme a Sua Sorella ASTHERIA dal Titano KEYS (Ceòs, Coiòs), e dalla Titana FEBE (Phoibe).
Ciò viene confermato nella TEOGONIA di Hesíodo (800/750 a.c.) ai versi 404-410.

KEYS: è il Titano della luce albina (bianca, diurna) ed Egli, come il Suo Regno, è il POLO Celeste della nostra galassia. Cioè viene identificato con la costellazione del DRACO (Dragone), la cui stella più famosa è THUBAN GIOGO DEL CIELO, ossia l' ALPHA 11 DRACONIS (Alfa 11 Dragonis), che al tempo fù l'Antica STELLA POLARE. L'attuale è invece CYNOSURA ALPHA 1 URSAE MINORIS (Cynosura Alfa 1 Orsa Minore). La prossima stella polare, sarà WEGA AL NARS AL WAKI ALPHA 3 LYRAE (Vega Alfa 3 Lyra).

FEBE: è la Titana del chiarore delle Tenebre (ARGENTEA, LUMINOSA, RISPLENDENTE, NOTTURNA).

ASTHERIA: Sorella di Letho, è la Titana ASTHERIA: (da Ασθρ = ASTHR, ASTER, cioè Astro, Stella).
La Dea Titana della NOTTE STELLATA, dal peplo azzurro, detta "HONORATA", a cui il Dio Pelasgico ENNOSIGEO-POSEIDON donò una isoletta vagante sul mare, che ancorò sul fondo marino.
Questa isoletta, una delle Cicladi, inizialmente portò lo stesso nome della Dea Titana, ossia ASTHERIA, in seguito cambio nome in DELOS.


LE PAREDRE DELLE DUE DEE TITANE

KREYS: Paredra di Letho fu il TITANO KREYS (Creos, Cryos), cioè CREATORE.
Sappiamo bene che nel periodo Ellenistico classico e anche nel Dorico (e forse ancor prima nel periodo Miceneo dei popoli pre-dorici quali Eoli, Xuti-Helleni, Achej, Joni), e fino ai testi oggi più recenti, si insiste nel voler far padre dei figli di Letho, ZEUS (Juppiter, Giove). Ma così non era nei periodi arcaici EGEO-MINOICI, PELASGICO, LELEGICO CICLADICO e LELEGICO ANATOLICO.

Gli autori ellenistici (che furono di schietta stirpe Dorica, ossia Greci), operarono tale cambiamento per chiari motivi sia di orgoglio di stirpe che di intenti politico-religiosi, dovendo controllare sia politicamente che militarmente i Pelasgi e Lelegi loro nemici (I Dori-Greci avevano infatti nel 1000 a.c. invaso la Grecia, abitata dai Pelasgi e Lelegi, e li avevano sconfitti). Avendo essi come dèi tutelari principalmente un tal KTONIOS (Ctonio, nome che indica lo stato ctonico, abitatore delle grotte), che deificarono col nome di ZEUS, e una dèa civetta di nome ATHENA, furono favoriti dal fatto che nella iconografia Titanica, KREYS mostra la testa di "ARIETE" su corpo umano, similmente a quella iconografica di ZEUS e anche dal fatto che, secondo la loro cultura, Zeùs fu "creatore" della QUINTA umanità (ossia quella attuale) [ vedi Hesiodo: "Le Opere e i giorni" ]
Quindi le quattro umanità precedenti ormai scomparse con i loro Déi non avevano più senso!?
Era quindi relativamente facile sostituire questo Titano Antichissimo e venerato da stirpi nemiche e diverse da loro (non solo nella mentalità ma anche fisicamente) con il loro principale Dio. Anche se a Creta si seguitava a sostenere che codesto figuro malefico era stato un uomo deificato. E tale attesta la Hyerogonia degli Eleusini di Rito dei "I Madre", eredi dei Rito LELEGICO-CRETESE.

PHERSE: Paredra di ASTHERIA è il potente TITANO PHERSE (il cui nome indica "ROVINA") detto anche
"IL SIGNORE DEL PALAZZO DEL CIELO", o "L'ABITATORE DEL PALAZZO DEL CIELO".
Questo "palazzo" si troverebbe nel famoso QUADRATO DI PEGASO, formato da quattro stelle: ALPHERATZ-SIRRAH ALPHA 54 ANDROMADAE, SCHEAT BETA 26 PEGASI, ALGENIB JENAH AL FARAS GAMMA 88 PEGASI, e MARKAB YED ALPHEROS ALPHA 54 PEGASI.
Ulteriore conferma l'abbiamo nella cultura SUMERICA. I Sumeri conoscevano il Quadrato di Pegaso, del Titano PHERSE, e lo chiamano IKU. Questo "Iku" fu importante per loro perchè divenne una misura con cui costruire i loro Templi e Piramidi a gradoni. Nella cultura Egizia si conosceva anche lì "il Palazzo del cielo".


I NOMI DELLE DUE DEE PRESSO ALTRE CULTURE

In Egytto LETHO fu conosciuta come la DEA UTIT (grecizzato in UTO) ossia la Dea COBRA, equivalente al concetto delle "Tenebre"; similmente all'UREO portato sulle corone dei faraoni. Principalmente adorata nell'antichissima città egizia di BUTO. In LYCIA venne invece adorata in forma umana col nome di LADA.

ASTHERIA, conosciuta in Egytto come NET HET (grecizzata in NEPHTHYS, NEFTHYS), cioè la Dea Notturna e Stellata, che porta sulla testa una corona a forma di palazzo, in cui vive l'Abitatore del Palazzo, il Signore del Palazzo del cielo. Ivi Essa è anche la Madre di ANUBIS.


LA PROLE DELLE DUE DEE TITANE

Letho e Kreys generarono due gemelli: la Dea ARTHEMI (Arthemide), detta anche KYNTHIA (CYNZIA), DELIA, PARTHENOS AIDOIE (Vergine Pudica) e, presso i popoli italioti, DEA IANA, poi commutato in DIANA dai romani. Essa è la Dea che protegge le vergini, le amazzoni; è anche la Dea dalla caccia notturna, usa una lunga lancia, ma è anche una Dea giustiziera, armata d'arco e faretra, trafigge gli umani che offendono la sua stirpe. Suo gemello è il Dio FEBO, detto anche KYNTHIOS (CYNZIO), DELIOS, LYKEIOS. Il nome FEBO è d'origine ASIANA, e più precisamente Anatolico-Lelegica; è il Dio dall'arco d' argento. Deliòs, come Delia, indica che sono nati a DELOS; similmente CYNZIO e CYNZIA, perché nati alle falde del monte KYNTHIOS a Delos. LYKEIOS (Lyceio), perchè Dio dei Lyci e della Lycia.

ASTHERIA e PHERSE generarono una sola figlia: la Dea HEKHATHE MELAINA (HECATHE LA NERA), a volte detta THRIVIA, quale protettrice sia delle prostitute che dei poveri. Il famoso "pasto di HEKHATHE" (costituito da pesci, cipolle e focacce di ciliegie) veniva depositato nei crocicchi delle vie, affinchè i poveri potessero trovarlo in sorta di "edicole" e sfamarsi. Gli Italioti prima e poi gli italici pre-romani, sostituirono il nome di Thrivia con la locale BIVIA. HEKHATHE è anche la DADUKHOS (portatrice di torcia sacra) , è Dea notturna, appare anche sul far dell'alba. Nella concezione greca, prende figura una diversa HEKHATHE, l' HEKHATHE PURPUREA, a cui viene attribuita la protezione delle maghe.

Vediamo ora quanto scritto da Hanàt Nhy Nèthe Serphna, 73° Pritàn in successione sugli Hyerophanthi degli Eleusini.



TOME PRIMUS

LA DEA TITANA LETHO INCARNATA
(INCARNAZIONE DI LETHO)

di
HANAT NHY NETHE SERPHNA


Ci è insegnato che la TITANIA LETHO "Scende" dal Polo Celeste (la stella Thuban), arrivando al polo nord della terra dei caduchi umani. Ivi "assume" la esteriore forma di una "LUPA DAL MANTO NIVEO". Inizia la TITANA DEA la Sua Missione; LETHO discende dal nord percorrendo la vasta Europa fin a giungere alle coste mediterranee. Zeus e la Dea Hera, avvertiti del fatto e consapevoli di una antica profezia, che stabiliva:

"Se la Titania LETHO genererà un solo nato, il regno di Zeus sarà travolto, annientato, e ricoperto dalla terra".
HERA e ZEUS spaventati come tutti gli altri Dèi dell'Olimpo, per evitare il ritorno degli Dèi Titani, proibirono a chiunque (Dei ,Semidei, mortali) di darle asilo. LETHO giunta sulle coste egee, da Lupa ch'era ivi giunta, assunse la esteriore forma umana, a completamento della Sua Missione. Ma trova che tutte le "porte" del mondo mediterraneo le si chiudono in faccia. Non le rimane che le isole delle Cicladi, ma anche là ha rifiuti. Ognun teme la collera di Hera e Zeus. Solo lo scoglio di DELOS l'accoglie, sfidando Zeus ed Hera. Ivi è accolta da Sua Sorella ASTHERIA.

Ben NOVE NOTTI dura il Suo travaglio (simbolicamente il 9 rappresenta un ciclo, detto "piccolo ciclo"), distesa alle verdi falde del piccolo monte KYNTHOS (Cinto). Nel contempo gli Dei Olimpici operano con magie per spezzare almeno la FORZA GENERATRICE DI LETHO, per dividerla in due parti: infatti se avesse generato più di un nato, la profezia sarebbe stata vanificata. Solo la decima Notte (il 10 è il numero con cui si identificano gli Dei), LETHO dal Manto Bruno, riesce a partorire con dolore, afferra con le mani i ciuffi d'erba delle falde del Kynthòs, ove è distesa, mentre i Suoi occhi guardano l'aperto cielo da cui è discesa. Ma è parto gemellare, Zeus ha in parte vinto. Secondo una diversa versione KYNTHIA ARTHEMI sarebbe nata pochissime ore prima di KYNTHOS FEBO, e non a Delòs, ma su una isoletta dirimpettaia, vicinissima, al tempo chiamata ORTYX (quaglia), da cui ORTYGIA; si chiamò poi RHENAIA, oggi RHENIA. E avrebbe aiutato la Divina Madre a far nascere Kynthiòs Febo.

Ognuno è però d'accordo nel riportare, che incurante dell'ordine di Zeus ed Hera, giunse in soccorso della Titania Letho, dalla città cretese di AMNISOS la DEA DELLA VITA e GRANDE LEVATRICE EILEITHYIA (simile alla romana Ilithia, Ilizia). Questa antichissima tradizione è di origine CICLADICA ed EGEA,legata sia ai PELASGI che ai LELEGI. LETHO LUPA = LELEGI LUPI. La Dea Titana assume quindi lo stesso TOTEM dei LELEGI lupi del mare. E i gemelli Suoi Figli, due Divinità che assunsero nomi EGEO-CICLADICI-LELEGICI, dal sito che aveva dato Loro i natali;ossia DELIA e DELIOS (i gemini Delici) e KYNTHIA e KYNTHIOS (da monte Kynthòs). Appena nato KYHTHOS, già aveva con Se il Grande ARCO D'ARGENTO e la faretra piena di dardi, al par d'appendici sussidiarie di Se! Istantaneamente salì a passo svelto sin sulla vetta del Kynthòs, in piena notte fonda, il Grande Arco splendeva spandendo tutto all'intorno un chiarore argenteo, di una luce fredda, che illuminò la notte. Con quest'atto Kynthòs automaticamente divenne FEBO l' Illuminatore, il Grande Arciere, l' HEKATEBOLOS (Lungi saettante), HEKAERGOS (che colpisce lontano), l' ARGYROTOXOS (dall' arco d' argento), LYCOS (Lupo dei Lelegi), GUANOKAITES, dalle chiome cerulee (in tal modo sono descritte le sue chiome, come le chiome della stirpe Pelasgica).

Solo posteriormente i Dori-Greci gli attribuirono le chiome bionde, mutarono infatti i simbolismi in un FEBO solare (cancellando la sua natura stellare, dato che Deità Stellari significava una sola parola: TITANI, parola greca derivata da Lelegico-Cretese: TAN). A questo Febos solare dimenticarono però di cambiargli l'arco con uno d'oro, che invece rimase d'argento. Inizialmente lo identificarono con i raggi solari, poi in seguito scansando il DIO TITANO HELIOS, identificarono Febòs medesimo col Sole, specialmente gli autori romani. Eppure erano ben consapevoli di trovarsi in presenza di una Divinità notturna (nato la 10° notte). Tentarono, e con successo, di unificare FEBO con una loro divinità nordica, un semplice dio pastore e niente di più, APOLLO, che certo niente poteva collegarlo al Sole, nè a Delòs.






TOME SECUNDUS

L' ALTARE NERO

Tratto in parte dal 6° libro delle METAMORFOSI di PUBLIO OVIDIO NASO (traduzione di Remo Malaboti) e arricchito con conoscenze Eleusine canoniche ad opera del PRITAN HYEROPHANTYS HANAT NHY NETHE SERPHNA.


Come accade di sovente, prendendo ad esempio un fatto recente, si va a narrare accadimenti assai più remoti. Così parlò uno dei presenti:

"Anche certi antichi contadini dei LYCI TERMILAI (Lyci Termili di origine cretese che colonizzarono la Lycia) della ricca di campi LYCIA terra, reser offesa alla TITANIA LETHO, ma non impunemente. L'accadimento, in realtà non è molto noto, a cagion l'umile condizione sociale di quegli uomini, ma tuttavia è meraviglioso. Con questi stessi miei occhi, vidi il luogo e lo stagno noti per il prodigio. Al tempo mio padre era già avanti negli anni e non più atto a sopportare le dure fatiche di un viaggio, così mi aveva ordinato di condurgli dalla Lycia scelti buoi, e lui medesimo m'aveva per guida scelto un Lycio. Mentre percorro i pascoli insieme alla guida, ci appare in mezzo a uno STAGNO un altare, nero per il fuoco dei sacrifici, circondato da tremule canne. (Versione arcaico-lelegica: altare in pietra dioritica nera, e non nero per il fuoco). La mia guida si fermò, e con voce tremante, implorò "Siimi propizia!". Io gli domandai se era un altare edificato alle NYMPHES NAIADES, o ad un FAUNO, o a qualche Dio Indigete; e la guida a me rispose:

"O amico questo non è l'altare di una divinità campestre; lo chiama Suo COLEI che la sorella-sposa di Zeus (HERA) una volta bandì dal mondo; a malapena la vagante Delòs quand'era veloce isola natante, accolse le Sue ORATEM(preghiere). QUIVI POSTASI FRA UNA PALMA E UN ULIVO, LA ERRANTEM TITANIA LETHO diede alla luce i due Gemelli a dispetto della crudele Hera".

Publio Ovidio Naso usa il termine latino "LATONA", autori greci invece "LETO o LETHO", Ma altri autori anatolici precisano il nome lycio della Dea Titana: "LADA". Ed è in questa terra di LYCIA che KYNTHIOS-LYKOS-FEBO è chiamato "LYKEIOS" (Dio dei Lyci).


LO STAGNO DELLE RANE

E' fama che anche qui in Lycia, appena la Titania LADA divenuta Madre,sfuggi a HERA (JUNO in latino) in grembo i suoi due figli portando, ch'eran due Dei Titani. E già nell'ora in cui HELIOS bruciava più forte i campi,la Titania Dea,sfinita dal lungo errare, finchè giunse nelle terre ove nacque una Khimera, la Lycia, si sentì arsa dalla sete per la gran canicola, e tutto il Suo latte avidi i neonati avevano succhiato. Per fato nel fondo di una valle scorse un laghetto. Là caduchi uomini coglievano cespugliosi virgulti e giunchi ed alghe amanti delle paludi. LETHO vi apprestò per ispegnere la sete nelle acque fresche, puntando un ginocchio si chinò al suolo. Ma la folla di quei uomini glielo vieta. E la Titania a costoro che gli impediscono di dissetarsi:

"Perchè mi vietate di bere? L'acqua è di comune uso a tutti. La natura non ha reso proprietà d'alcuno nè il Sole, nè l'aria, nè le limpide acque. Sono venuta a un bene a tutti concesso. Tuttavia supplicando, vi chiedo che dono me ne facciate. Io non mi apprestavo già a bagnare, ne immergere qui le mie membra, ma a dissetarmi. Mentre parlo la mia gola è secca, la mia bocca è inaridita, e la voce a stento per esse trova una via. Un nettare sarà per me un sorso della vostra acqua. Con la vostra acqua mi avrete ridato la vita. Vi muova a commozione anche la vista di queste due creature, che dal Mio seno vi tendono le piccole Loro braccia".

E per caso i gemelli tendevano proprio le piccole braccia. Chi non avrebbero commosso le dolci parole della Titania Letho? Ma per quanto la Titana preghi umiliandosi, gli uomini si ostinano ad impedirle di bere, e aggiungono MINACCE e INGIURIE s' Ella non se ne vada. Ma non basta: coi piedi e con le mani intorbidiscono le acque, e saltano quà e là, smuovendo con maligne intenzioni il fango fin dal fondo. La Titania represse in quei momenti la sete; non prega più ormai quegli uomini iniqui, nè s'indugia a dir più altre disdicenti parole per una DEA TITANA STELLARE; e alzando le mani al cielo (riporta P.Ovidio.N., invece la versione Lelegico Eleusina dice: "La sinistra mano stese in alto all'azzurro titanio ciel, dritta stese la destra alla bruna terra") esclamò: "Possiate vivere per sempre in questo stagno!". Si compie il voto della DEA TITANA. Piace a quei uomini star nell'acque, ed ora immergere il corpo tutto nel fondo della palude,or fuori la testa mettere, or a fior d'acqua nuotare e fermarsi sulle sponde dello stagno e risaltar giù nelle acque fresche. E seguitarono a schiamazzare con battibecchi, e ogni pudor tralasciato, per quanto sott'acqua siano si provano a scagliare ingiurie. Ma la voce è ormai rauca, il collo enfiato inturgidisce e lo schiamazzare stesso allarga già la dilatata bocca; il capo si confonde con la schiena, il collo tende sempre più a sparire, verde diviene il dorso, e il ventre bianco, la parte più grossa del corpo; così quei uomini caduchi, or son divenuti RANE, vanno saltellando nell'acqua fangosa.

Secondo le narrazioni dei MYSTAGOGHI, la Titania Letho, Splendida fra i Titani, dopo i fatti narrati si spostò dai domini dei Lyci Termilai verso i domini dei Lyci Xanthy, dove venne ben accolta ed adorata. Venuto a sapere di Lei,vennero ad onorarla anche i Lyci Milii. Ciò è confermato anche dal fatto che LYKEIOS-FEBO assunse anche il nome di XANTHOS. E Letho divenne la Dea "LADA", Signora delle "TESTE DI LYNCE" (cioè i Lyci Xanthy distribuiti lungo il corso del fiume XANTHOS).


SIMBOLISMI

Dalla "Parola" del Pritàn HANAT NHY NETHE SERPHNAA, Hàtnhàt della Dea Titania Letho, e riportata nell'insegnamento dei Mystagogos agli Epopte e Mystai degli Eleusini Mater.

Nella narrazione vengono elencati tre aspetti: LAGHETTO,STAGNO,PALUDE. Essi hanno un significato rivelatore ben preciso:

Lo STAGNO, rappresenta la condizione dell'umano consorzio, ed attraverso questo i singoli individui, la cui vita è la ripetizione giornaliera di un tran-tran senza alcun senso di meta. Ossia è la condizione del cosiddetto uomo comune, che conduce la sua vita monotona e ripetitiva nelle attività lavorative, senza preoccuparsi delle grandi mete dell'Universo, dei cosiddetti "pensieri più grandi di lui". Lo stagno è sotto l'EGIDA di ZEUS, è il suo territorio in cui il genere umano è paragonato al modo di vivere ripetitivo delle RANE.

La PALUDE, è la condizione di perdizione, conseguente allo stagno, il livello più basso in cui può scendere l'umanità, già avviata all'autodistruzione dalle proprie istituzioni, del rispetto civile, di ogni valore di onestà. La palude, da cui non è più possibile risalire, è territorio di ADES. Il LAGHETTO, rappresenta i concetti più nobili della nostra e vostra coscienza e memoria atavica, (si ricordi il LAGO della TITANA MNEMOSYNE, e la Sua FONTE in cui le anime possono bere dissetandosi ed poi accedere ai CAMPI ELISI).
La Narrazione parla di LAGHETTO e non LAGO, perchè nel mondo materiale è elemento raro, e riservato solo a quei pochi che hanno il desiderio di evolversi al di sopra della massa insensibile alle grandi opere di pensiero. In mezzo a una umana specie istupidita e resa ignorante dei grandi concetti la Titania Letho ha creato questo LAGHETTO di coscienza ATAVICA per tutti coloro che vogliono accedervi, lo ha creato in terra nemica sotto il GIOGO di Zeus, e vi ha posto il Suo Altare a cielo aperto di conforto e speranza. Lo ha creato non già in una grande e ricca città, non già contornato da un imponente e ricco tempio. Ma in un umilissimo posto, privo di ogni superbia e di ogni ricchezza, ricordandoci che Lei lì si è umiliata, e che era povera e priva di ogni cosa, errante ed inseguita. E che aveva represso la Sua Potenza Divina e Stellare, per accettare la umile condizione umana. E solo dopo, persa ogni speranza di salvare quella parte di umanità deviata e adepta di Zeus, si è vista costretta a giudicarli per ciò che erano.




APPENDICE

Secondo l'HATNHAT, e già gli antichi Pritàn e Hyerophanthys, lo "STAGNO DELLE RANE" è anche una profezia terribile, che riguarda l'inevitabile tracollo e fine della quinta civiltà (l'attuale). Essa pare affiancarsi alla profezia fatta dalla Dea Kòre-Phersefone agli Eleusini Madre (vedi il testo: "LA SCIENZA DI ATLANTIDE" a pagina 88). Nonchè alla precedente profezia della Dea cretese EILEITHYIA (dèa dei parti e della vita).

Gli antichi ci hanno lasciato le seguenti diciture sulla Titania, sembra quasi a mò di informativa per i secoli seguenti:
"LETHO, MITE FIN DAGLI INIZI DEI TEMPI", "LETHO LA PIÚ CLEMENTE DELLE DEE", "LETHO PROPIZIA AGLI UOMINI", "LETHO SCUDO DELLA CADUCA STYRPE" (Caduca=mortale).

LETHO o LADA a memoria d'uomo fu la prima Deità a incarnarsi nell'umano aspetto e specie, con tutte le limitazioni del corpo umano. Seguita molti e molti secoli dopo dall'incarnazione di DEMETHRA, e poco dopo quella di PHERSEFASSA (nome arcaico di PHERSEFONE).

Segue...


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