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"LE CONGREGAZIONI DEI GENI E DELLE FORZE DELLA NATURA"

di G. M. St. Mariani Costa Sancti Severi


Nell'antichità classica mediterranea era forte e radicata la tradizione che voleva l'esistenza di determinate "categorie" organizzate di Geni e di Forze della natura. Tanto che ne possiamo trovare ampie tracce sia in testi sacri che nelle opere dei principali autori della letteratura greca e latina, ma soprattutto nelle antiche tradizioni religiose e popolari di svariati popoli, dalle coste del Mar Nero a Gibilterra.
In dette tradizioni si trovano spesso, infatti, riferimenti a quelle Forze che permangono tutt'oggi misteriose ed avvolte nelle nebbie del tempo, e che occultano la loro vera natura e le loro autentiche finalità; Forze che rispondono ai nomi di Kurethi, Dattili, Telkhini e Kabiri, a cui si aggiunsero posteriormente i Koribanthi. Tutte Forze che hanno in comune il fatto di aver operato nell'area del Mediterraneo dopo la caduta delle "Sette Grandi Terre del Mar d'Occidente", oggi conosciute più comunemente con il nome di Atlantide, e prima dell'istituzione dei Misteri Eleusini, in quel lungo arco di tempo che va dal 9.528 a.C. al 1,216 a.C. Sono per questo state definite sia come Forze "Neo-Atlantidee" che "Proto-Eleusine".
Stiamo parlando di Forze che gli antichi non classificavano espressamente come Divinità, ma neanche come esseri mortali, e che, come vuole la Tradizione, pare che avessero tutte una missione qui sulla Terra, un preciso ruolo e uno scopo magico e sacrale.
Per quanto le antiche tradizioni che menzionino certe Forze non siano certo poche, nessuno è mai riuscito a scalfire l'impenetrabilità della loro reale natura, facendo luce sulle loro vere finalità e sul senso della loro "missione".
La Tradizione Misterica Eleusina può venirci in aiuto se ci cimentiamo con essa in un'attenta analisi di queste oscure ed enigmatiche Forze della natura. Come tale Tradizione ci insegna, infatti, esse continuarebbero tutt'oggi la loro segreta missione nel nostro mondo, e su questo concordano anche altre scuole di pensiero occidentale.
Vediamo quindi di procedere in questa nostra analisi, prendendo in esame una per una queste "congregazioni" e facendone una panoramica.


I KURETHI

Antichissimi sacerdoti-guerrieri, i Kureth, o Kurethi, erano noti nell'antichità per le loro sorprendenti conoscenze astronomiche, astrologiche e magiche, in particolare per quanto riguarda la Magia Stellare. Vuole la Tradizione che non solo abbiano vissuto al tempo delle "Sette Grandi Terre del Mar d'Occidente", ma che sarebbero già esistiti sulla Terra quando l'attuale umanità non era ancora stata creata, al tempo dell'Impero dei Titani.
Si tratterebbe quindi di un'antichissima stirpe pre-umana, con poteri e conoscenze che esulano dall'umana natura e dall'umana comprensione.
Certe tradizioni vogliono i Khurethi originari dell'isola di Hanebu, l'odierna Creta, ove si sarebbero stabiliti alle falde del Monte Juktas e presso i monti Idas e Dykte, al tempo del Regno del Titano Kronos. Secondo altre tradizioni, sarebbero esistiti già fin dai tempi del Grande Padre Uranos, Creatore dell'Universo, i cui figli (cioè i Titani), che rappresentano ciascuno una determinata era, sono Okeanos, Keios, Kreios, Hypherion, Forkhys, Hyaphethos (che fu il Padre Creatore dell'umanità) e Kronos.
I khurethi, custodi e difensori di una sapienza arcana, venivano spesso raffigurati come armati di scudo e di una lancia sacra chiamata "Ta".
Alcune interpretazioni delle Scuole Eleusine farebbero le Dee cretesi Damater Hyppia (Demetra) e sua Figlia Kore-Phersefassa (Kore-Persefone) appartenenti a questa antica stirpe, pur essendo al contempo e principalmente due Divinità Titaniche.


I KORIBANTI

Vuole la Tradizione che i Koribanti fossero dei Kurethi stabilitisi da Creta sul continente, nell'antica regione dell'Askania, detta anche Frygia, per presiedere al culto della Dea delle Vette, Thya-Kybele. Secondo alcuni miti, essi erano soliti celebrare le loro feste in onore della Dea ballando e facendo gran strepitio con cembali e altri strumenti. Un altro mito classico li vede come guerrieri agli ordini delle Ninfe cretesi Adrasteia e Melissa, le quali avevano loro ordinato di praticare una danza di guerra, battendo l'uno contro l'altro gli scudi di bronzo, in modo che non si udissero i pianti e i vagiti di un infante di nome Ktonios, affinchè questi non fosse trovato e ucciso dai Titani. Stiamo parlando dello stesso Ktonio che, in seguito, perse il suo ombelico, divenendo Zeus.


LA SANTISSIMA TRIADE DEI DAKTYLOI

I Daktyloi, chiamati anche Dattili, erano secondo la Tradizione una triade ctonica composta da tre Forze divine originarie del monte cretese Idas.
Su di Essi, ad di fuori di ristretti ambiti iniziatici, poco risulta conosciuto.
Alcune scuole esoteriche li vogliono figli del Dio Titano Hypherion, massima Divinità solare, e di Pallax (Pallade), giovane Dea Titana armata di lancia, protettrice della città di Tarua (Troia) e sorella degli Dei Titani Asthreos, Pherse e Pallanthe.
Secondo altre interpretazioni, Essi sarebbero invece figli di Asherios, il Toro Bianco, uno dei figli del Dio Titano Hypherion e della Dea Titana Idhya, dalla quale deriverebbe il loro appellativo di Daktyli Idei.
Una tradizione antichissima li fa scopritori del ferro e sostiene che furono Essi a insegnare agli uomini di stirpe egeo-pelasgica la lavorazione dei metalli. Pare infatti che le viscere della Terra non nascondessero per Loro segreto alcuno, come del resto le viscere siderali da cui traevano origine.
I dattili sarebbero in ogni modo delle Divinità pre-umane, oggetto di culti segretissimi non accessibili ai non iniziati. Diodoro Siculo ci narra che furono i Maestri di Orfeo, il quale portò in Hellade i loro Misteri. I loro nomi e i loro simboli di chiamata hanno trovato in tutte le epoche, fin dalla più remota antichità, grande impiego nelle Arti Magiche.
Considerati più potenti dei Telkhini e dei Kabiri, ma inferiori nella loro potenza ai Kurethi, i loro nomi sono Kalmis, "il Fonditore", Damnameneus, "il Martellatore" e Altmon, "l'Incudinatore".


LA SACRA TRIADE DEI THELKHINI

Vuole la Tradizione che i Thelkhini fossero una triade di Potenze elementari, sita nell'antichità sul sacro Monte Idas, nella Troade, regione della Mysia, non distante dalla città di Troia. Secondo alcune fonti, Essi sarebbero stati gli antichissimi abitanti di Rhodi, ritenuti figli del Dio Titano Hypherion, o di suo figlio Helios, a cui l'isolaera consacrata. Si attribuiva a loro la fabbricazione della falce del Dio Titano Kronos e del tridente del Dio Ennosigeo-Poseidon. Furono ritenuti capaci di interagire con le forze dell'atmosfera e di produrre la pioggia e la grandine.
Secondo le Scuole di pensiero occidentali, i Thelkhini sono legati a tre concetti metallici e a determinate fasi della storia dell'umanità. I loro nomi e simboli magici di chiamata sono: Khrysn l'Aureo, Arkyrn l'Argenteo e Khalkn il Bronzeo, evidente riferimento alle Età dell'Oro, dell'Argento e del Bronzo.


LA SACRA TRIADE DEI KABIRI

Alcune tradizioni vogliono i Kabiri originari dell'isola vulcanica di Lemnos, terra di cultura mysico-lelegica, sede del Dio Titano Prometheus. Sarebbero figli di quest'ultimo e della Ninfa Kabira, figlia del Dio Protheus e della Ninfa Torone.
Considerati sia come Forze Elementali della natura, come Geni tutelari (talvolta ritenuti di minore potenza rispetto ai Telkhini, ai Dattili e ai Kurethi), ma anche come vere e proprie Divinità, il loro nome collettivo deriva dal semitico-fenicio "Kabirim" (= "I Grandi"), per cui furono chiamati nell'antichità con l'appellativo di "Grandi Dei" e vennero conosciuti anche come "I Forti", "I Potenti".
I Kabiri furono oggetto di un vero e proprio culto a carattere misterico, diffusosi in varie aree del Mediterraneo, che ebbe il suo centro nell'isola di Samothracia, nell'Egeo Settentrionale. Qui la loro venerazione si sviluppò e si radicò a tal punto che entrò formalmente nel culto eleusino di Rito Samotracense.
A Samothracia,come risulta dalle iscrizioni ivi rinvenute, i Kabiri erano semplicemente menzionati come "Theoi" o "Theoi Megaloi" (Dei o Grandi Dei). Furono Erodoto e Stresimboto di Thasos i primi scrittori dell'antichità a menzionare queste Divinità come i "Kabiri di Samotracia". La notizia di Erodoto che fa dei Pelasgi i fondatori dei Misteri Samotracensi è stata ripresa dal grande storico delle religioni Nicola Turchi, secondo il quale si deve intendere, con ogni probabilità, nel senso che prima di ogni influenza di elementi fenici ed ellenici sopravvenuti, dalla Tracia erano penetrati nell'isola culti arcaici locali di Divinità con un proprio corteggio di Koribanti, associati dai posteriori mitografi ai Dattili e ai Kureti del culto cretese.
In un secondo momento, che si potrebbe collocare verso il IX secolo a.C., i naviganti Fenici, abbordati alle isole tracie, vi arrecarono i loro Kabirim in numero di otto (di cui uno centrale, Ashmun), e sette inferiori in figura di protodoi, o "seguaci". In virtù di questo incontro - sempre secondo il Turchi, sarebbe rimasto alle Divinità samotracie il nome semitico di Kabiri.
A Samothracia, nell'ambito del culto dei Kabiri, vi era un sacerdozio presieduto da un capo che aveva anche le funzioni di primo magistrato dell'isola. Vi erano riti purificatori, sotto la guida di un sacerdote "purificatore", il quale esigeva dagli iniziati una sorta di confessione. Gli iniziati si dividevano in due classi: iniziati semplici e iniziati pii, evidente parallelismo con i Myste e gli Epopte del rito eleusino Madre. Le cerimonie iniziatiche avevano luogo e data fissa, come si ricava dalle iscrizioni. Anche le donne e i fanciulli potevano esservi ammessi. Non vi mancava un'agape, nè una catechesi circa le origini dell'umanità e riguardo al destino ultramondano. Diodoro Siculo, forse anch'egli iniziatosi, ebbe a dire che questi Misteri rendevano gli uomini migliori.
Secondo le interpretazioni delle moderne scuole eleusine, i Kabiri sarebbero stati associati al Rito Eleusino Samotracense probabilmente per il fatto che il Titano Prometheus fu la Divinità alla quale gli Eleusini Samotracensi erano maggiormente legati. Essi portavano infatti una sciarpa rossa e, al dito, un anello di magnete, che rappresentavano l'una il sangue versato dal Dio Titano durante la sua crocifissione, e l'altro lo sposalizio fra Lui e i suoi seguaci.
Oltre che a Samothracia il culto dei Kabiri ebbe altri importanti centri nelle isole di Rhodi e di Lemnos e trovò spazio anche nelle cerimonie degli Eleusini di Rito Orfico. Il loro culto non trovò mai spazio nelle cerimonie degli Eleusini di Rito Madre e di Rito Reale, che invece introdussero nel culto i Kurethi e i Dattili.
Uno degli appellativi di Demetra Hyppia fu quello di Kabira. Sono esistiti vari templi e santuari dedicati alla Demetra Kabira, ed esisteva in Aonia, quella regione dell'Ellade oggi chiamata Beozia, un bosco sacro dedicato a Demetra Kabra, dove nessuno che non fosse addetto al culto poteva entrare. Lì vi erano le are di Demetra Kabira e di Kore Kabira, le Due Dee, la Madre e la Figlia.
I celebri Misteri di Andania (Messenia) erano dedicati ai Grandi Dei (I Kabiri di Samothracia), a Demetra (protettrice della Messenia), ad Apollo Karneios e a Hermes. Di essi ci resta una lunghissima iscrizione di 190 righe, risalente al 91 a.C., in cui è descritto minutamente il rituale esterno dei Misteri e si trovano importanti notizie sul regolamento per la processione, sulle vesti degli officianti, sugli incassi e le spese, sulla regolamentazione dei mercati per il popolo occorso, sui sacrifici da offrire, sulle penalità per i ladri e per i disturbatori della festa e sul rapporto da inviare ai magistrati della città a festa compiuta.
Il culto dei Kabiri trovò una enorme diffusione anche presso i popoli italici, che li invocavano spesso nei dolori domestici, e soprattutto presso le popolazioni marinare di tutta l'area dell'Egeo. La gente di mare era ad Essi particolarmente devota perchè li riteneva protettori validissimi contro i pericoli della navigazione. Erano soliti invocarli per placare le tempeste e per garantire la sicurezza delle navi e degli equipaggi. Questo, secondo il Turchi, può spiegare la loro assimilazione ai Dioscuri.
I nomi della Triade divina dei Kabiri ci sono stati tramandati come Axieros, Axiokersa e Axiokersos. E' interessante notare però che lo scoliaste di Apollonio Rodio menziona un quarto Kabiro, Kasmilos, associandolo a Hermes ed attribuendogli un aspetto itifallico. Sempre lo scoliasta di Apollonio associa le figure di Axieros alla Dea Demetra, di Axiokersa a Persefone e di Axiokersos a Hades.

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